CurrIculum vitae della 274° Compagnia Btg Val Brenta
Scritto da Renato Ferrais   
Giovedì 14 Giugno 2012 00:00
Indice
CurrIculum vitae della 274° Compagnia Btg Val Brenta
La Mia Partenza
TRASFERIMENTO AL BATTAGLIONE
Tutte le pagine

Caserma DrusoPrefazione Carissimi Egr. Amici,

Voglio presentarvi in breve quadro,la sintesi di quanto si fece nel periodo dei 15 mesi sotto la naia

Il testo di codesta opera e' in gran parte in linguaggio rimato senza una pretesa poetica vera e propria.Lo scopo di codesto testo non e' quello di pretendere un risultato di una presentazione scientifica e letteraria, ma di creare un ricordo della naia nel suo caratteristico ambiente, con i voluti errori, anche grammaticali, che mettessero a fuoco alcuni particolari che si erano venuti a formare per la lunga convivenza

 

 Curriculun Vitae

 della 274° Compagnia

( BTG. VAL BRENTA )

a cura di

 Alpino Umberto Fantoni

testo di Alpino Umberto Fantoni

C.le Giovanni Tacconi

con la collaborazione di c. bd.Ettore Rizzoli

Alpino. Gianfranco Fagioli

disegno copertina Alp. Luciano Polato

 

INTRODUZIONE

 

Agli inizi dell' A.D. 1965, del XX Secolo d.c,, nel Reame Naiorum, sotto le insegne della propria stirpe, del Reale Principato DECANI BISLACCHERI,nelle vaste tenute, site nelle terre lontane del Piemonte, nella CONTEA CUNEENSE, in quell'anno all'alba diede vita al nobile rango del 1° Scagl,' 65, costoro quali contendenti al trono per sedere alla cattedra della suprema autorita' di potere e dittatura, il maltempo che allora perversava sulla tenuta della CONTE CUNEENSE, pronostico' ai baldi araldi del reale Principato, DECANI BISLACCHERI, che il loro reame sarebbe stato molto movimentato e che copdesti avrebbero lottato con incruenza contro tormentose insidie con bufere inacessibili, per strappare al nemico,quale infame dittatore, lo scettro delle leggi e del potere,per avere un regno proprio di tirannia a differenza della consuetudine della naia

 

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SE DANTE fosse stato uno di quelli del C.A.R di Cuneo

 

CANTO 1°

A un terzo del cammin di nostra vita, mi trovai per una strada oscura; la via della felicita' s'era smarrita'ed a salir qual'era cosa dura,or narrero' la piazza Galimberta,che di Cuneo sale tra le mura.tal'era che al fin arrivaila' dove la caserma era riposta.Io non so bendir com'io v'entraima ancor non ero ben la' dentro giuntoche vidi cose prima non viste mai,Un Caporal vestito tutto punto,tal col volto mi guardo' feroce,che io ebbi ilcuor compuntoe non potei far moto ne' voce.Ei condur mi fece alla camerata,ond'io incominciai a tor la croce.qui vi passai la sera e la nottatae quando mi desto strana trombettavidi che nuova turbaq era arrivataRidean felici e andavan tutti in fretta tal che meco io dissi con ragione:Quelli non sanno qual sorte li aspetta.

Poi che furon gli arrivi a profusione, un sergentello di color tetro mi disse: . Allor gli tenni dietro quand'ei si mosse.

 

CANTO 2°

O muse, o altro ingegno, or m'aiutate; o lingua che a parlar mai t'intacchi qui si porra' la tua nobilitate,

Uomini entrammo e risortimmo sacchi con quelle strane giubbe e pantaloni. Che mai facemmo per sembrar' si sacchi? Era un poema l'agganciar bottoni e a metter alla pancia la panciera

 

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FORMULA GIURAMENTO

 

" GIURO "

 

di essere fedele alla Repubblica Italiana 

e al suo Capo, di osservare lealmente le leggi e di adempiere a tutti i doveri del mio Stato al solo scopo del bene della Patria * 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

e tribulare a cinger ghettoni Ed era giunta la seconda sera. Il terzo di' fummo presenti all'ormai folta e gia' vestita cshiera. Cuneo nefanda,urbe di dementi che per noi fosti Car di Fanteria, e non certo familiar rifugio, O destin fatale, o sorteriaì Laggiu' ci consegnarono l'archibugio, dicendo: . Ei si sporca con l'uso e senza l'uso; mentre il tuo ti passa sulla spalla, quie del tuo compagno ti rompe il moso, Il sergente che guarda e mai non falla, pronto ti fa affibiar la consegna si vede che la canna e' un poco gialla.Questa la vita sotto la nostra insegna; e se davvero meco non ti duoli l'anima tua di vertude indegna ; e se non piangi, di che pianger suoli?

 

CANTO 3°

 

Cosi vidi passar giornate tante; divenir duri piedi ch'eran si' molli; vidi rividi e rimirai le piante ; mangiai la polver su tanti colli,Col sol m'alzai o meglio pria e a letto pria di quando vanno a polli, Poscia si scacco' l'anima mia, per le lòezioni d'armi e medicina che mi profuser quella tal genia, Trversando il cortile una mattina un guardian ufficiale assai bassotto facemmi tosto questa ramanzina; ed io sentii chiuder l'uscio di sotto, Di questo, amici, volli far menzione, ch'e' questo a noi tutti spetta. Come per Ambrosioni, che in seguito all'ispezzione, voler far le cose sue in troppa fretta, e fu riconosciuto dal rumore quando il cul fece trombetta. Vo0 ripensando, ancor rimpiange il cuore, lo di che ci chiamoron caporali,tutti piangemmo per cotanto onore. Quel di' l'amor mi dette nuovi straliper vulnerar ragazze belle ma una consegna mi brucio' le ali e non uscii neanche a iveder le stelle.

FINALINO

A un terzo del cammin della mia vita vissi d'armi, vissi d'amor, vissi d'inedia. Scrissi nella mia lingua piu' fiorita quest'ultima piccola tragedia G: T:

 



Ultimo aggiornamento Domenica 09 Febbraio 2014 21:07