CAMPO ESTIVO 1966 - PARTE 2
Scritto da Renato Ferrais   
Domenica 21 Aprile 2013 20:00
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Testo scritto dal Colonello alp a RIP Romeo Pantalone ( che ne permette la pubblicazione )
Pubblicato da Renato Ferrais

Caro Renato, anzi alp. Ferrais Renato, sono passati 47 anni da quel campo e
ti ricordi tutto molto bene, ma devo dirti che anche io che di campi estivi nella mia carriera ne ho fatti quasi trenta, di quel campo ho ancora dei bellissimi ricordi, anche perché è stato uno dei più belli e dei più duri, anche se sembrava si fossero scatenati tutti gli elementi contro di noi.
Quando ci vedremo ti racconterò alcuni gustosi aneddoti. A proposito però della marcia da S. Giovanni a Rio Bianco devo fare una piccola correzione. Quel giorno 7 luglio facemmo una marcia di plotone, partendo al mattino presto, forse verso le 5 da Acereto, giungendo a S. Giovanni dopo mezzogiorno. Io che seguivo un plotone comandato da un Serg. AUC che aveva sbagliato strada, arrivai forse verso le 15.00. Consumammo il rancio e per la sera era prevista una marcia notturna fino a S. Giovanni. Il Cap. Caruso, avendo notato che il Maresciallo addetto alla base, di cui non ricordo il nome, che era arrivato da qualche giorno dalla Sardegna ed era di fanteria, era in estrema confusione e persistendo un tempo da lupi,  mi pregò, dopo il secondo rancio, di assumere la responsabilità della base, ed andare a predisporre  la base nella località di arrivo. Subito dopo il secondo rancio, abbiamo sbaraccato e ci siamo diretti a S. Giovanni. Lì giunti, sempre sotto il diluvio, il maresciallo constatava che il posto dove il Capitano gli aveva detto di mettere la cucina rotabile, la tenda armeria,  il Comando di Compagnia, il palo della bandiera ecc non era raggiungibile perché il fiume aveva fatto una deviazione e il posto praticamente era diventato una isoletta. Il Maresciallo era disperato. Allora ho fatto una breve ricognizione nei paraggi e dopo aver trovato dei tronchi e delle tavole ho predisposto due passerelle e poi abbiamo scaricato tutto , montato il tutto e trasportato anche la cucina rotabile guadando il fiume. Quindi abbiamo preparato un panino per il personale in arrivo e predisposto il vin brulè. Intanto continuava il diluvio. Il Maresciallo ogni tanto mi chiedeva: “Signor Tenente, ma siamo sicuri che arrivano?” “Certo”, dicevo io. E lui: “Ma come è possibile, a Macomer, in Sardegna bastavano due gocce d’acqua a fermare tutto il Reggimento e qui c’è il diluvio universale da tre giorni e si continua così come niente fosse!”. Come previsto verso l’1.30, come ben ricordi , arrivaste, sentii il Capitano che mi chiedeva dove era il passaggio. Avevate tutti tirato fuori il gavettino per il vin brulé. Passando davanti alla cucina veniva riempito il gavettino e veniva consegnato un panino .E tutti vi siete diretti nel bosco  dove era stato previsto l’accampamento. Il giorno successivo, se non erro, era previsto giorno di riposo con sveglia alle 08.00  e colazione alle 09.00. Quando è passato l’ultimo alpino, il maresciallo mi disse. “ Poveri ragazzi!!! Ora devono montarsi anche la tenda!!!”  Ma come fanno nel buio a ritrovarsi? Se fosse dipeso da lui avrebbe consegnato una medaglia a ciascuno di voi!!! Comunque, chiusa la cucina, mandati via i cuochi e sistemate le sentinelle, raccomandai al Maresciallo la puntualità per la colazione dell’indomani augurandogli la buonanotte. Ma lui mi fermò dicendomi : “ Si buonanotte, ma noi dove andiamo a dormire?” Come? Risposi “in tenda”, Dove ha dormito nelle notti scorse? Lui mi disse che dovendo ogni sera andare a prelevare i viveri a  S: Candido, aveva dormito a casa. Gli risposi che per questa volta, non potendo ormai rientrare a S. Candido, anche perché non ce l’avrebbe fatta a tornare per le 6 e non avendo montato la tenda e portato il sacco a pelo, l’autorizzavo a dormire nella cabina del CM, ma per i giorni successivi si procurasse il necessario per dormire in accampamento. Lui si sentì sollevato  da questa opportunità e mi ringraziò con calore. Poi però mi chiese “ma anche lei ed i Capitano dormite in tenda?” “Certo” risposi “venga a vedere dove prima ho montato la nostra tendina”. Lui che veniva da un reparto di fanteria per essersi scambiato con un sottufficiale alpino sardo che era a S:Candido disse: “ il mio collega mi aveva detto che negli alpini si stava da gran signori, invece ora lui dorme a casa sua con la moglie ed io sono qui a ringraziarla che mi da il permesso di dormire sul camion”. Il giorno dopo, se ben ricordo,  il tempo fu dedicato ad asciugare i panni bagnati.
Ciao, al prossimo contatto. Romeo

Testo inviato dal Colonello Romeo Pantalone
al tempo aiutante di campo  Capitano Vincenzo Caruso
Ultimo aggiornamento Venerdì 28 Settembre 2018 19:56