Capellano Don Amilcare Boccio
Scritto da Renato Ferrais   
Sabato 15 Marzo 2014 18:49

Don Amilcare Boccio, con  gli alpini del Val Brenta


" Capela'n, ch'el vegna con noialtri, che se el ghe lu no moremo!"

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Nella prima Guerra Mondiale ogni battaglione alpino aveva il suo capellano, il Val Brenta ne  ha avuti due:

Don Egidio Rosa e, dal novembre del 1916 al termine del conflitto, Don Amilcare Boccio. Don Amilcare, classe 1891 da Sale ( AL ) ordinato sacerdote nel 1914, ci ha lasciato alcuni ricordi della sua esperienza militare,

Nel 1919 diede alle stampe un libricino con la storia di guerra del Val Brenta, dedicato a tutti i reduci che " mi figurai di vedervi gia' maturi di eta', col capo incorniciato di bianchi capelli, circondati di numerosi nipoti e racontar loro le vicende della grandeguerra, magnificare le glorie del vostro Battaglione". In segno di umilta' l'autore non si cita nelle pagine iniziali del libro; solo alla fine, prendendo congedo,si firma con il vostro cappellano Don Amilcare Boccio. Poi, alla fine degli anni ' 70, un secondo libro di memorie personali, un diario 

ripreso da alcuni notes scritti in guerra e pubblicato per iniziateva del nipote, anch'egli sacerdote.

Dai suoi appunti quotidiani conosciamo le sue giornate di alpino e sacerdote;

la Messa quotidiana per i soldati, la pietosa sepoltura di un militare travolto da valanga l'inverno precedente, i dialoghi con i vari ufficiali, i lunghi mesi di presidio in seconda linea, la distribuzione delle medaglie al valore,

i contrasti con il maggiore comandante che non vede di buon occio il suo fervore religioso.

Descrive anche altri momenti piu' personali come l'incontro con un branco di camosci, il pranzo per la festa del

battaglione nel giorno della battaglia del Cauriol, l'ascolto di unpezzo della Tosca.

Poi la rotta di Caporetto e l'abbandono precipitoso di Forcella Magna, il rischio di cadere prigioniero come altri alpini del Val Brenta, infine la salvezza, salutata con le lacrime agli occhi. Segue il ripiegamento sul Grappa, a  Col della Beretta dove il battaglione subisce rilevanti perdite. Anche il capellano e' in prima linea e viene ferito. 

Passera' alcuni mesi in un ospedale di Busto arsizio e poi di Milano, guarira' e potra' rientrare al battaglione. nel

dopoguerra, ripensando a quei momenti ricordera' le parole che i suoi alpini gli dicevano: " Capela'n, ch'el vegna con noialtri, che se el ghe lu' no more'mo!". Dal marzo del ' 18 e' in zona Tonale: altri mesi di guerra fino

all'offensiva finale e alla fine della guerra. Il congedo arrivera' solo a luglio del 1919, quando termino' il periodo di presidio del Val Brenta a Lana presso Merano.

Per il valore dimostrato a Col della Beretta verra' decorato prima con la Croce di Guerra e poi con la      

Medaglia d'Argento

Nel dopoguerra sara' fondatore della congregazione delle Piccole Figlie de Sacro Cuore nel suo paese di Sale presso Tortona. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1960, i reduci del Val Brenta lo ricorderanno con una targa posta nel salone della casa madre della congregazione a Sale

Ultimo aggiornamento Martedì 22 Luglio 2014 12:50