LA NAJA - PRIMO GIORNO
Scritto da Renato Ferrais   
Lunedì 16 Gennaio 2017 09:40
LA NAIA - PRIMO GIORNO
TESTO SCRITTO DA LUIGI PAINI
(che ne permette la pubblicazione)
PUBBLICATO DA RENATO FERRAIS
Si usa dire che il primo giorno di scuola non si scorda mai, come del resto la morosa, ed è vero. Ma questo è altrettanto vero anche per il primo giorno di naja, almeno per me. Ho ricevuto la cartolina precetto il g. 30 giugno 1964, mentre stavo facendo gli ultimi esami presso l'Istituto Superiore di Tecnologia Industriale Meccanica di Milano, facoltà che stavo per terminare. Mancavano ancora tre esami ed invece dovevo andare in una caserma di Aosta con un nome piuttosto faticoso da pronunciare: caserma S.M.A. CHIARLE. Avrei dovuto presentarmi il giorno 07 luglio 1964 e nei giorni successivi sostenere questi ultimi esami. Non volevo certo spostare questo impegno al termine del servizio militare e perdere un anno accademico, perciò partii ostinato a chiedere una cosa impossibile: una settimana di permesso. Sono arrivato ad Aosta alle 10 del mattino del giorno 07 luglio '64, domenica, dimenticando completamente che otto mesi prima avevo fatto le selezioni a Torino per essere ammesso alla scuola per allievi ufficiali di complemento, senza conoscerne l'esito.
Durante il viaggio, pur vedendo l'acronimo A.U.C. davanti al mio nome ed S.M.A. davanti al nome della caserma, non mi sono chiesto cosa significassero quelle sigle perché ossessionato dagli esami da sostenere. Giunto davanti alla caserma "CHIARLE" ho chiesto al militare nella garitta informazioni circa il luogo dove andare per essere accolto, ricevendone un silenzio assoluto, che io ho interpretato come segno di maleducazione. D' altra parte ero ancora un borghese e non conoscevo i riti e le usanze militari. Sono entrato in una stanza dove c'erano cinque militari con tuta mimetica, con baionetta e casco nel cinturone. L'atteggiamento era tipico dei vecchi guerrieri sopravvissuti a chissà quali avventure ed alla vista di una giovane recluta si sono fatti ancora più baldanzosi. Mi rivolgo al più vicino dicendo: Ho ricevuto la cartolina militare e dovrei presentarmi oggi 7 luglio......, stavo per continuare la frase, quando mi interrrompe bruscamente dicendomi: tu " DEVI " presentarti oggi 7 , vediamo questa cartolina, strappandomela dalla mano Si rivolge ad un suo commilitone chiedendogli: “Ti risulta nell'elenco che deve entrare Luigi Paini per oggi?” Alla Risposta affermativa, mi impone un ordine perentorio: “Segui quell'alpino che ti accompagnerà al magazzino per ritirare il tuo corredo militare”, volgendomi subito le spalle. Con questa accoglienza diventava difficile chiedere ed avere il coraggio di pretendere un permesso di una settimana! Ma ero determinato a non perdere un altro anno. Educatamente mi rivolgo ancora allo stesso militare dicendogli: “Veramente io sono venuto per chiedere una settimana di permesso per sostenere gli ultimi esami”. Sentendo queste parole si blocca all'istante, guarda gli altri e dopo pochi interminabili secondi scoppiano a ridere di un riso carico di sarcasmo. Si rigira verso me e dice: “Tu da dove vieni? Pensi di essere entrato in un grand hotel di Courmayeur dove si può entrare ed uscire a piacimento? Questa è una caserma e per di più una scuola militare per allievi ufficiali da dove potrai uscire forse tra due o tre mesi con tutte le punizioni che prenderai e solo per due ore per andare in centro città!!! Vai segui quell'alpino e non farci perdere altro tempo”. A questo punto per niente intimorito gli rispondo con voce alta e decisa che voglio parlare con un responsabile in grado di decidere su questo problema. A seguito di queste parole il prode guerriero, con mia sorpresa si sgonfia, abbandona la fiera baldanza e dice: “A beh se è così!?” Ed io rincaro la dose dicendo : “Certo che è così”. A questo punto dice ad un altro vicino al giradischi di chiamare l'ufficiale di picchetto interrompendo finalmente la musica. Mi invita a sedermi con modi più urbani su una panca ed annunciano all'altoparlante:" L'ufficiale di picchetto al corpo di guardia". Durante l'attesa quindi realizzo che sono in una scuola militare per allievi ufficiali(A.U.C.) con mia massima soddisfazione. Dopo circa 15 minuti entra un militare con passo deciso, cappello alpino, scarponi neri a mezza gamba, vestito in modo elegante, pistola al cinturone , dotato di una figura snella alto circa 185 cm. , viso cotto dal sole ed una buffa striscia azzurra posta a tracollo ed in fondo uno strano pennacchio che oscillava ad ogni piccolo movimento, rendendolo un po' ridicolo e togliendogli molto della sua naturale eleganza militare. Nel vederlo ho trattenuto a stento un mio sorriso e la mia sorpresa; mi abituerò col tempo a questa strana striscia col pennacchio. Questo ufficiale era molto somigliante all'attore americano Clint Eastwood e quando ho visto il suo primo film " Dove osano le aquile " ho pensato fosse lui, il ten. Cernoia Appena entrato al corpo di guardia ha rimproverato tutti perché continuavano a chiamarlo. Chiese subito quale fosse la ragione di tanta urgenza, al che gli dissero che c'era un allievo nuovo con un problema che non potevano risolvere loro, indicandomi col braccio. Mi sono alzato ed esponendo le mie necessità chiedo una settimana di permesso . La reazione fu simile a quella precedente e mettendosi le mani sui fianchi disse: allievo questa è una scuola militare, dove le punizioni sono più numerose delle mosche in una stalla e prima che possa avere un permesso passeranno mesi e lei ha il coraggio di chiedere una settimana prima ancora di entrare?! Avanti vada al magazzino a ritirare il suo corredo militare !!! Per niente intimorito chiedo di poter parlare con un responsabile che possa decidere su questa richiesta, in modo altrettanto perentorio. Anche con lui ottengo lo stesso risultato, si blocca, distende le braccia lungo i fianchi in segno di resa, ed aggiunge con voce dimessa: aspetti un'ora ed arriverà il capitano del suo corso e chiederà a lui questo permesso. Intanto la musica fatta di sole canzoni alpine continuava a tormentarmi le orecchie, mentre i militari rimasti mi ignoravano del tutto considerandomi un fastidioso " tafano ". Puntuale alle 11 arriva un militare con abito più elegante (saprò poi essere la diagonale), che viene raggiunto dal militare con la striscia azzurra, lo saluta e si mette sull'attenti, al che capisco che il nuovo arrivato è più importante dell'uomo con la striscia azzurra. Il nuovo arrivato portava occhiali neri che rendevano impossibile vederne gli occhi ed aveva un viso che non tradiva nessuna emozione. I due vengono verso la sala dove mi trovavo, io mi alzo, vado verso loro e mi viene spontaneo presentarmi dandogli la mano, come si è soliti nel mondo civile. Questa mia sortita lo ha messo in difficoltà perché non si aspettava tale gesto e dopo aver esposto la mia richiesta mi disse con molta signorilità: allievo chiede cose vicino all'impossibile, perciò dovrà aspettare il rientro del colonnello comandante della scuola per avere una risposta. Io lo ringrazio dandogli di nuovo la mano, suscitando risolini da parte dei componenti il picchetto. Alle 12 noto un grande fermento, tutti corrono verso la porta carraia, si schierano col fucile e l'elmetto in testa, annunciando l'arrivo di una persona importante. Infatti entra un'auto militare con autista ed a fianco una persona anziana che faceva pensare al colonnello atteso . Subito il capitano con gli occhiali neri(in futuro verrà battezzato "il tenebra") si avvicina, lo saluta e gli spiega che al corpo di guardia c'è un problema. Insieme si avvicinano e vedo che il colonnello( Cignitti detto “il cigno”) scuote la testa negativamente lasciando presagire niente di buono. A quel punto mi rendo conto di essere arrivato in cima alla piramide gerarchica, ma che non avevo ancora ottenuto niente. Decido di giocare le ultime risorse e come ho fatto col capitano(Manfredi Luigi), mi alzo di scatto vado verso a loro con decisione dando la mano al colonnello. Quest'ultimo rimane sorpreso e risponde al saluto dandomi la sua, dimostrando un certo imbarazzo. A questo punto mi rendevo conto che non potevo chiedere anche a lui quello che avevo chiesto a quelli che lo hanno preceduto perché supponevo che dopo lui non ci fosse più nessuno. Dopo i primi attimi di imbarazzo, mi aspettavo che mi apostrofasse in modo deciso e mi ordinasse di andare a ritirare il mio corredo militare, invece mi disse:”Allievo, mi segua nel mio ufficio”. Il colonnello inizia una ripida rampa di scale che sembrava non finire mai. Entra in un ufficio ampio quanto mezzo campo da tennis, al centro una scrivania enorme. Io mi metto davanti a gambe leggermente divaricate e le braccia dietro la schiena, mentre il colonnello raggiunge la sua sedia. Si siede tenendo gli occhi bassi e sistema una pila di schede alto circa 40 cm. Alza lo sguardo come se dovesse prendere la mira e vedendomi in quella posizione spalanca gli occhi e con tono di rimprovero dice: “Ma che modo è questo di fare il riposo militare"!!?? Preso alla sprovvista da una domanda per me tanto strana quanto bizzarra, inizio a pronunciare mezze parole balbettando imbarazzatissimo, poi con non poco sforzo dico: “Mi scusi, questa è una posizione per me abituale che assumo quando mi trovo davanti ad una giuria”, pur sapendo che nell'ambiente militare la posizione del riposo sia diversa. Al che il colonnello aggiunge: “Ma a che tipo di giuria si sottopone?” Ed io rispondo che faccio ginnastica artistica da quindici anni e questa mia posizione è diventata abituale. La cosa lo incuriosisce e si dilunga nel chiedermi altre informazioni su questo sport. Cerca la mia scheda nella pila di fronte senza trovarla, poi la sua attenzione si rivolge ad un piccolo gruppo di circa cinque o sei schede che sono alla destra della scrivania e tra queste toglie la mia. La cosa mi sorprende e cerco di leggere e memorizzare i nomi scritti sulle schede prima della mia. Poi legge le note scritte, facendo riferimento al fatto che io ho passato due mesi di stage in Scozia, presso una società americana. A quel punto, dopo aver esaurito altre domande, lascia cadere la mia scheda sulla scrivania, rapidamente si alza in piedi, percorre tre giri attorno la scrivania passandomi dietro la schiena, si siede di nuovo ed urla: "Piantone". Dopo due secondi entra un alpino sbattendo i piedi come se dovesse sfondare il pavimento, mettendosi sull'attenti e dicendo "comandi" Per qualche ora mi sono chiesto se "Piantone!" fosse il cognome o la funzione, ma lo saprò col tempo. Con mia sorpresa gli ordina : “PORTAMI UN PERMESSO PERSONALE”. Dopo 30 secondi ritorna, il colonnello compila il modulo, lo firma e me lo porge. Inutile dire la mia soddisfazione, a mia volta allungo il braccio nell'atto di prenderlo, ma in quell'istante ritira il suo dicendo: “Allievo, se tra una settimana( 14 luglio) non sarà di ritorno, la farò ricercare dalla polizia e si pentirà di essere nato! Con molta diplomazia gli faccio notare ch LA NAJA - PRIMO GIORNO Si usa dire che il primo giorno di scuola non si scorda mai, come del resto la morosa, ed è vero. Ma questo è altrettanto vero anche per il primo giorno di naja, almeno per me. Ho ricevuto la cartolina precetto il g. 30 giugno 1964, mentre stavo facendo gli ultimi esami presso l'Istituto Superiore di Tecnologia Industriale Meccanica di Milano, facoltà che stavo per terminare. Mancavano ancora tre esami ed invece dovevo andare in una caserma di Aosta con un nome piuttosto faticoso da pronunciare: caserma S.M.A. CHIARLE. Avrei dovuto presentarmi il giorno 07 luglio 1964 e nei giorni successivi sostenere questi ultimi esami. Non volevo certo spostare questo impegno al termine del servizio militare e perdere un anno accademico, perciò partii ostinato a chiedere una cosa impossibile: una settimana di permesso. Sono arrivato ad Aosta alle 10 del mattino del giorno 07 luglio '64, domenica, dimenticando completamente che otto mesi prima avevo fatto le selezioni a Torino per essere ammesso alla scuola per allievi ufficiali di complemento, senza conoscerne l'esito. Durante il viaggio, pur vedendo l'acronimo A.U.C. davanti al mio nome ed S.M.A. davanti al nome della caserma, non mi sono chiesto cosa significassero quelle sigle perché ossessionato dagli esami da sostenere. Giunto davanti alla caserma "CHIARLE" ho chiesto al militare nella garitta informazioni circa il luogo dove andare per essere accolto, ricevendone un silenzio assoluto, che io ho interpretato come segno di maleducazione. D' altra parte ero ancora un borghese e non conoscevo i riti e le usanze militari. Sono entrato in una stanza dove c'erano cinque militari con tuta mimetica, con baionetta e casco nel cinturone. L'atteggiamento era tipico dei vecchi guerrieri sopravvissuti a chissà quali avventure ed alla vista di una giovane recluta si sono fatti ancora più baldanzosi. Mi rivolgo al più vicino dicendo: Ho ricevuto la cartolina militare e dovrei presentarmi oggi 7 luglio......, stavo per continuare la frase, quando mi interrrompe bruscamente dicendomi: tu " DEVI " presentarti oggi 7 , vediamo questa cartolina, strappandomela dalla mano Si rivolge ad un suo commilitone chiedendogli: “Ti risulta nell'elenco che deve entrare Luigi Paini per oggi?” Alla Risposta affermativa, mi impone un ordine perentorio: “Segui quell'alpino che ti accompagnerà al magazzino per ritirare il tuo corredo militare”, volgendomi subito le spalle. Con questa accoglienza diventava difficile chiedere ed avere il coraggio di pretendere un permesso di una settimana! Ma ero determinato a non perdere un altro anno. Educatamente mi rivolgo ancora allo stesso militare dicendogli: “Veramente io sono venuto per chiedere una settimana di permesso per sostenere gli ultimi esami”. Sentendo queste parole si blocca all'istante, guarda gli altri e dopo pochi interminabili secondi scoppiano a ridere di un riso carico di sarcasmo. Si rigira verso me e dice: “Tu da dove vieni? Pensi di essere entrato in un grand hotel di Courmayeur dove si può entrare ed uscire a piacimento? Questa è una caserma e per di più una scuola militare per allievi ufficiali da dove potrai uscire forse tra due o tre mesi con tutte le punizioni che prenderai e solo per due ore per andare in centro città!!! Vai segui quell'alpino e non farci perdere altro tempo”. A questo punto per niente intimorito gli rispondo con voce alta e decisa che voglio parlare con un responsabile in grado di decidere su questo problema. A seguito di queste parole il prode guerriero, con mia sorpresa si sgonfia, abbandona la fiera baldanza e dice: “A beh se è così!?” Ed io rincaro la dose dicendo : “Certo che è così”. A questo punto dice ad un altro vicino al giradischi di chiamare l'ufficiale di picchetto interrompendo finalmente la musica. Mi invita a sedermi con modi più urbani su una panca ed annunciano all'altoparlante:" L'ufficiale di picchetto al corpo di guardia". Durante l'attesa quindi realizzo che sono in una scuola militare per allievi ufficiali(A.U.C.) con mia massima soddisfazione. Dopo circa 15 minuti entra un militare con passo deciso, cappello alpino, scarponi neri a mezza gamba, vestito in modo elegante, pistola al cinturone , dotato di una figura snella alto circa 185 cm. , viso cotto dal sole ed una buffa striscia azzurra posta a tracollo ed in fondo uno strano pennacchio che oscillava ad ogni piccolo movimento, rendendolo un po' ridicolo e togliendogli molto della sua naturale eleganza militare. Nel vederlo ho trattenuto a stento un mio sorriso e la mia sorpresa; mi abituerò col tempo a questa strana striscia col pennacchio. Questo ufficiale era molto somigliante all'attore americano Clint Eastwood e quando ho visto il suo primo film " Dove osano le aquile " ho pensato fosse lui, il ten. Cernoia Appena entrato al corpo di guardia ha rimproverato tutti perché continuavano a chiamarlo. Chiese subito quale fosse la ragione di tanta urgenza, al che gli dissero che c'era un allievo nuovo con un problema che non potevano risolvere loro, indicandomi col braccio. Mi sono alzato ed esponendo le mie necessità chiedo una settimana di permesso . La reazione fu simile a quella precedente e mettendosi le mani sui fianchi disse: allievo questa è una scuola militare, dove le punizioni sono più numerose delle mosche in una stalla e prima che possa avere un permesso passeranno mesi e lei ha il coraggio di chiedere una settimana prima ancora di entrare?! Avanti vada al magazzino a ritirare il suo corredo militare !!! Per niente intimorito chiedo di poter parlare con un responsabile che possa decidere su questa richiesta, in modo altrettanto perentorio. Anche con lui ottengo lo stesso risultato, si blocca, distende le braccia lungo i fianchi in segno di resa, ed aggiunge con voce dimessa: aspetti un'ora ed arriverà il capitano del suo corso e chiederà a lui questo permesso. Intanto la musica fatta di sole canzoni alpine continuava a tormentarmi le orecchie, mentre i militari rimasti mi ignoravano del tutto considerandomi un fastidioso " tafano ". Puntuale alle 11 arriva un militare con abito più elegante (saprò poi essere la diagonale), che viene raggiunto dal militare con la striscia azzurra, lo saluta e si mette sull'attenti, al che capisco che il nuovo arrivato è più importante dell'uomo con la striscia azzurra. Il nuovo arrivato portava occhiali neri che rendevano impossibile vederne gli occhi ed aveva un viso che non tradiva nessuna emozione. I due vengono verso la sala dove mi trovavo, io mi alzo, vado verso loro e mi viene spontaneo presentarmi dandogli la mano, come si è soliti nel mondo civile. Questa mia sortita lo ha messo in difficoltà perché non si aspettava tale gesto e dopo aver esposto la mia richiesta mi disse con molta signorilità: allievo chiede cose vicino all'impossibile, perciò dovrà aspettare il rientro del colonnello comandante della scuola per avere una risposta. Io lo ringrazio dandogli di nuovo la mano, suscitando risolini da parte dei componenti il picchetto. Alle 12 noto un grande fermento, tutti corrono verso la porta carraia, si schierano col fucile e l'elmetto in testa, annunciando l'arrivo di una persona importante. Infatti entra un'auto militare con autista ed a fianco una persona anziana che faceva pensare al colonnello atteso . Subito il capitano con gli occhiali neri(in futuro verrà battezzato "il tenebra") si avvicina, lo saluta e gli spiega che al corpo di guardia c'è un problema. Insieme si avvicinano e vedo che il colonnello( Cignitti detto “il cigno”) scuote la testa negativamente lasciando presagire niente di buono. A quel punto mi rendo conto di essere arrivato in cima alla piramide gerarchica, ma che non avevo ancora ottenuto niente. Decido di giocare le ultime risorse e come ho fatto col capitano(Manfredi Luigi), mi alzo di scatto vado verso a loro con decisione dando la mano al colonnello. Quest'ultimo rimane sorpreso e risponde al saluto dandomi la sua, dimostrando un certo imbarazzo. A questo punto mi rendevo conto che non potevo chiedere anche a lui quello che avevo chiesto a quelli che lo hanno preceduto perché supponevo che dopo lui non ci fosse più nessuno. Dopo i primi attimi di imbarazzo, mi aspettavo che mi apostrofasse in modo deciso e mi ordinasse di andare a ritirare il mio corredo militare, invece mi disse:”Allievo, mi segua nel mio ufficio”. Il colonnello inizia una ripida rampa di scale che sembrava non finire mai. Entra in un ufficio ampio quanto mezzo campo da tennis, al centro una scrivania enorme. Io mi metto davanti a gambe leggermente divaricate e le braccia dietro la schiena, mentre il colonnello raggiunge la sua sedia. Si siede tenendo gli occhi bassi e sistema una pila di schede alto circa 40 cm. Alza lo sguardo come se dovesse prendere la mira e vedendomi in quella posizione spalanca gli occhi e con tono di rimprovero dice: “Ma che modo è questo di fare il riposo militare"!!?? Preso alla sprovvista da una domanda per me tanto strana quanto bizzarra, inizio a pronunciare mezze parole balbettando imbarazzatissimo, poi con non poco sforzo dico: “Mi scusi, questa è una posizione per me abituale che assumo quando mi trovo davanti ad una giuria”, pur sapendo che nell'ambiente militare la posizione del riposo sia diversa. Al che il colonnello aggiunge: “Ma a che tipo di giuria si sottopone?” Ed io rispondo che faccio ginnastica artistica da quindici anni e questa mia posizione è diventata abituale. La cosa lo incuriosisce e si dilunga nel chiedermi altre informazioni su questo sport. Cerca la mia scheda nella pila di fronte senza trovarla, poi la sua attenzione si rivolge ad un piccolo gruppo di circa cinque o sei schede che sono alla destra della scrivania e tra queste toglie la mia. La cosa mi sorprende e cerco di leggere e memorizzare i nomi scritti sulle schede prima della mia. Poi legge le note scritte, facendo riferimento al fatto che io ho passato due mesi di stage in Scozia, presso una società americana. A quel punto, dopo aver esaurito altre domande, lascia cadere la mia scheda sulla scrivania, rapidamente si alza in piedi, percorre tre giri attorno la scrivania passandomi dietro la schiena, si siede di nuovo ed urla: "Piantone". Dopo due secondi entra un alpino sbattendo i piedi come se dovesse sfondare il pavimento, mettendosi sull'attenti e dicendo "comandi" Per qualche ora mi sono chiesto se "Piantone!" fosse il cognome o la funzione, ma lo saprò col tempo. Con mia sorpresa gli ordina : “PORTAMI UN PERMESSO PERSONALE”. Dopo 30 secondi ritorna, il colonnello compila il modulo, lo firma e me lo porge. Inutile dire la mia soddisfazione, a mia volta allungo il braccio nell'atto di prenderlo, ma in quell'istante ritira il suo dicendo: “Allievo, se tra una settimana( 14 luglio) non sarà di ritorno, la farò ricercare dalla polizia e si pentirà di essere nato! Con molta diplomazia gli faccio notare che se avessi avuto l'intenzione di disertare me ne sarei andato senza chiedere il permesso. Queste parole lo hanno tranquillizzato e con un sorriso l'ho salutato dandogli ancora la mano, dopo avermi finalmente dato il permesso Con quest'ultimo ben stretto tra le mani scendo rapidamente le scale ed entro nella sala del picchetto. Ritrovo i cinque militari e l'ufficiale con la striscia azzurra, probabilmente convinto che non sarei riuscito ad ottenere niente. Gli porgo il permesso dicendogli: “Ecco il permesso, ci vediamo tra una settimana”, senza tradire trionfalismi, da autentico inglese con molto " fair play ". Finito di leggere, vedo che la mascella inferiore gli cade letteralmente e mi chiede: “Ma cosa gli ha detto per convincerlo a darle il permesso di una settimana prima ancora di iniziare il corso??!!”. Ed io di seguito rispondo: “Quello che ho chiesto a lei, ma si vede che lui ha il potere di farlo”. E lui di rimando aggiunge: “Boia faust, da un mese gli chiedo un permesso di due giorni e non me lo concede”. Io rispondo : “Provi con altre parole o motivazioni”. Rapidamente vado verso l'uscita e parto soddisfatto. Durante le lezioni sul codice militare saprò nei mesi successivi che un permesso di una settimana può essere firmato solo da un colonnello, come mi ha confermato 45 anni dopo il cap. Manfredi oggi generale a 4 stelle durante un raduno alpino. Nel descrivere questo episodio mi risulta molto difficile descrivere le espressioni del viso la gestualità e l'imbarazzo delle persone che ho incontrato allo scopo di ottenere questo permesso e la mia goffaggine nel venire a contatto da civile con il mondo militare a me sconosciuto. I nomi che ho memorizzato nel gruppo di schede sulla destra della scrivania erano : Ponti Sgargi, Poloni, Grossi, che ritroverò tutti a San Candido da sottotenente. Dopo aver sostenuto gli esami positivamente sono ritornato ad Aosta e sono rimasto con gli abiti civili per due settimane perché il magazzino era già tornato a Torino, come mi ha spiegato durante un raduno il ten Angella. Come avrete notato durante l'attesa al corpo di guardia, ho dovuto sorbirmi due ore di musiche alpine a tutto volume che io da vero emiliano di Parma, avrei dovuto apprezzare. Ma così non fu, la musica mi disturba e mi distoglie dalle mie riflessioni mentali. Siccome probabilmente dovevo essere punito per questo, per la legge del " contrappasso " sono stato castigato in quanto alpino ed emiliano degenere. Mio figlio ama la musica e suona il " saxsofono ed il contrabbasso in un noto gruppo di Varese dove ora abito, lui ne approfitta, gira il coltello nella piaga, dicendo che sono stato colpito dalla legge del " contrabbasso". luigi painiSi usa dire che il primo giorno di scuola non si scorda mai, come del resto la morosa, ed è vero. Ma questo è altrettanto vero anche per il primo giorno di naja, almeno per me. Ho ricevuto la cartolina precetto il g. 30 giugno 1964, mentre stavo facendo gli ultimi esami presso l'Istituto Superiore di Tecnologia Industriale Meccanica di Milano, facoltà che stavo per terminare. Mancavano ancora tre esami ed invece dovevo andare in una caserma di Aosta con un nome piuttosto faticoso da pronunciare: caserma S.M.A. CHIARLE. Avrei dovuto presentarmi il giorno 07 luglio 1964 e nei giorni successivi sostenere questi ultimi esami. Non volevo certo spostare questo impegno al termine del servizio militare e perdere un anno accademico, perciò partii ostinato a chiedere una cosa impossibile: una settimana di permesso. Sono arrivato ad Aosta alle 10 del mattino del giorno 07 luglio '64, domenica, dimenticando completamente che otto mesi prima avevo fatto le selezioni a Torino per essere ammesso alla scuola per allievi ufficiali di complemento, senza conoscerne l'esito. Durante il viaggio, pur vedendo l'acronimo A.U.C. davanti al mio nome ed S.M.A. davanti al nome della caserma, non mi sono chiesto cosa significassero quelle sigle perché ossessionato dagli esami da sostenere. Giunto davanti alla caserma "CHIARLE" ho chiesto al militare nella garitta informazioni circa il luogo dove andare per essere accolto, ricevendone un silenzio assoluto, che io ho interpretato come segno di maleducazione. D' altra parte ero ancora un borghese e non conoscevo i riti e le usanze militari. Sono entrato in una stanza dove c'erano cinque militari con tuta mimetica, con baionetta e casco nel cinturone. L'atteggiamento era tipico dei vecchi guerrieri sopravvissuti a chissà quali avventure ed alla vista di una giovane recluta si sono fatti ancora più baldanzosi. Mi rivolgo al più vicino dicendo: Ho ricevuto la cartolina militare e dovrei presentarmi oggi 7 luglio......, stavo per continuare la frase, quando mi interrrompe bruscamente dicendomi: tu " DEVI " presentarti oggi 7 , vediamo questa cartolina, strappandomela dalla mano Si rivolge ad un suo commilitone chiedendogli: “Ti risulta nell'elenco che deve entrare Luigi Paini per oggi?” Alla Risposta affermativa, mi impone un ordine perentorio: “Segui quell'alpino che ti accompagnerà al magazzino per ritirare il tuo corredo militare”, volgendomi subito le spalle. Con questa accoglienza diventava difficile chiedere ed avere il coraggio di pretendere un permesso di una settimana! Ma ero determinato a non perdere un altro anno. Educatamente mi rivolgo ancora allo stesso militare dicendogli: “Veramente io sono venuto per chiedere una settimana di permesso per sostenere gli ultimi esami”. Sentendo queste parole si blocca all'istante, guarda gli altri e dopo pochi interminabili secondi scoppiano a ridere di un riso carico di sarcasmo. Si rigira verso me e dice: “Tu da dove vieni? Pensi di essere entrato in un grand hotel di Courmayeur dove si può entrare ed uscire a piacimento? Questa è una caserma e per di più una scuola militare per allievi ufficiali da dove potrai uscire forse tra due o tre mesi con tutte le punizioni che prenderai e solo per due ore per andare in centro città!!! Vai segui quell'alpino e non farci perdere altro tempo”. A questo punto per niente intimorito gli rispondo con voce alta e decisa che voglio parlare con un responsabile in grado di decidere su questo problema. A seguito di queste parole il prode guerriero, con mia sorpresa si sgonfia, abbandona la fiera baldanza e dice: “A beh se è così!?” Ed io rincaro la dose dicendo : “Certo che è così”. A questo punto dice ad un altro vicino al giradischi di chiamare l'ufficiale di picchetto interrompendo finalmente la musica. Mi invita a sedermi con modi più urbani su una panca ed annunciano all'altoparlante:" L'ufficiale di picchetto al corpo di guardia". Durante l'attesa quindi realizzo che sono in una scuola militare per allievi ufficiali(A.U.C.) con mia massima soddisfazione. Dopo circa 15 minuti entra un militare con passo deciso, cappello alpino, scarponi neri a mezza gamba, vestito in modo elegante, pistola al cinturone , dotato di una figura snella alto circa 185 cm. , viso cotto dal sole ed una buffa striscia azzurra posta a tracollo ed in fondo uno strano pennacchio che oscillava ad ogni piccolo movimento, rendendolo un po' ridicolo e togliendogli molto della sua naturale eleganza militare. Nel vederlo ho trattenuto a stento un mio sorriso e la mia sorpresa; mi abituerò col tempo a questa strana striscia col pennacchio. Questo ufficiale era molto somigliante all'attore americano Clint Eastwood e quando ho visto il suo primo film " Dove osano le aquile " ho pensato fosse lui, il ten. Cernoia Appena entrato al corpo di guardia ha rimproverato tutti perché continuavano a chiamarlo. Chiese subito quale fosse la ragione di tanta urgenza, al che gli dissero che c'era un allievo nuovo con un problema che non potevano risolvere loro, indicandomi col braccio. Mi sono alzato ed esponendo le mie necessità chiedo una settimana di permesso . La reazione fu simile a quella precedente e mettendosi le mani sui fianchi disse: allievo questa è una scuola militare, dove le punizioni sono più numerose delle mosche in una stalla e prima che possa avere un permesso passeranno mesi e lei ha il coraggio di chiedere una settimana prima ancora di entrare?! Avanti vada al magazzino a ritirare il suo corredo militare !!! Per niente intimorito chiedo di poter parlare con un responsabile che possa decidere su questa richiesta, in modo altrettanto perentorio. Anche con lui ottengo lo stesso risultato, si blocca, distende le braccia lungo i fianchi in segno di resa, ed aggiunge con voce dimessa: aspetti un'ora ed arriverà il capitano del suo corso e chiederà a lui questo permesso. Intanto la musica fatta di sole canzoni alpine continuava a tormentarmi le orecchie, mentre i militari rimasti mi ignoravano del tutto considerandomi un fastidioso " tafano ". Puntuale alle 11 arriva un militare con abito più elegante (saprò poi essere la diagonale), che viene raggiunto dal militare con la striscia azzurra, lo saluta e si mette sull'attenti, al che capisco che il nuovo arrivato è più importante dell'uomo con la striscia azzurra. Il nuovo arrivato portava occhiali neri che rendevano impossibile vederne gli occhi ed aveva un viso che non tradiva nessuna emozione. I due vengono verso la sala dove mi trovavo, io mi alzo, vado verso loro e mi viene spontaneo presentarmi dandogli la mano, come si è soliti nel mondo civile. Questa mia sortita lo ha messo in difficoltà perché non si aspettava tale gesto e dopo aver esposto la mia richiesta mi disse con molta signorilità: allievo chiede cose vicino all'impossibile, perciò dovrà aspettare il rientro del colonnello comandante della scuola per avere una risposta. Io lo ringrazio dandogli di nuovo la mano, suscitando risolini da parte dei componenti il picchetto. Alle 12 noto un grande fermento, tutti corrono verso la porta carraia, si schierano col fucile e l'elmetto in testa, annunciando l'arrivo di una persona importante. Infatti entra un'auto militare con autista ed a fianco una persona anziana che faceva pensare al colonnello atteso . Subito il capitano con gli occhiali neri(in futuro verrà battezzato "il tenebra") si avvicina, lo saluta e gli spiega che al corpo di guardia c'è un problema. Insieme si avvicinano e vedo che il colonnello( Cignitti detto “il cigno”) scuote la testa negativamente lasciando presagire niente di buono. A quel punto mi rendo conto di essere arrivato in cima alla piramide gerarchica, ma che non avevo ancora ottenuto niente. Decido di giocare le ultime risorse e come ho fatto col capitano(Manfredi Luigi), mi alzo di scatto vado verso a loro con decisione dando la mano al colonnello. Quest'ultimo rimane sorpreso e risponde al saluto dandomi la sua, dimostrando un certo imbarazzo. A questo punto mi rendevo conto che non potevo chiedere anche a lui quello che avevo chiesto a quelli che lo hanno preceduto perché supponevo che dopo lui non ci fosse più nessuno. Dopo i primi attimi di imbarazzo, mi aspettavo che mi apostrofasse in modo deciso e mi ordinasse di andare a ritirare il mio corredo militare, invece mi disse:”Allievo, mi segua nel mio ufficio”. Il colonnello inizia una ripida rampa di scale che sembrava non finire mai. Entra in un ufficio ampio quanto mezzo campo da tennis, al centro una scrivania enorme. Io mi metto davanti a gambe leggermente divaricate e le braccia dietro la schiena, mentre il colonnello raggiunge la sua sedia. Si siede tenendo gli occhi bassi e sistema una pila di schede alto circa 40 cm. Alza lo sguardo come se dovesse prendere la mira e vedendomi in quella posizione spalanca gli occhi e con tono di rimprovero dice: “Ma che modo è questo di fare il riposo militare"!!?? Preso alla sprovvista da una domanda per me tanto strana quanto bizzarra, inizio a pronunciare mezze parole balbettando imbarazzatissimo, poi con non poco sforzo dico: “Mi scusi, questa è una posizione per me abituale che assumo quando mi trovo davanti ad una giuria”, pur sapendo che nell'ambiente militare la posizione del riposo sia diversa. Al che il colonnello aggiunge: “Ma a che tipo di giuria si sottopone?” Ed io rispondo che faccio ginnastica artistica da quindici anni e questa mia posizione è diventata abituale. La cosa lo incuriosisce e si dilunga nel chiedermi altre informazioni su questo sport. Cerca la mia scheda nella pila di fronte senza trovarla, poi la sua attenzione si rivolge ad un piccolo gruppo di circa cinque o sei schede che sono alla destra della scrivania e tra queste toglie la mia. La cosa mi sorprende e cerco di leggere e memorizzare i nomi scritti sulle schede prima della mia. Poi legge le note scritte, facendo riferimento al fatto che io ho passato due mesi di stage in Scozia, presso una società americana. A quel punto, dopo aver esaurito altre domande, lascia cadere la mia scheda sulla scrivania, rapidamente si alza in piedi, percorre tre giri attorno la scrivania passandomi dietro la schiena, si siede di nuovo ed urla: "Piantone". Dopo due secondi entra un alpino sbattendo i piedi come se dovesse sfondare il pavimento, mettendosi sull'attenti e dicendo "comandi" Per qualche ora mi sono chiesto se "Piantone!" fosse il cognome o la funzione, ma lo saprò col tempo. Con mia sorpresa gli ordina : “PORTAMI UN PERMESSO PERSONALE”. Dopo 30 secondi ritorna, il colonnello compila il modulo, lo firma e me lo porge. Inutile dire la mia soddisfazione, a mia volta allungo il braccio nell'atto di prenderlo, ma in quell'istante ritira il suo dicendo: “Allievo, se tra una settimana( 14 luglio) non sarà di ritorno, la farò ricercare dalla polizia e si pentirà di essere nato! Con molta diplomazia gli faccio notare ch LA NAJA - PRIMO GIORNO Si usa dire che il primo giorno di scuola non si scorda mai, come del resto la morosa, ed è vero. Ma questo è altrettanto vero anche per il primo giorno di naja, almeno per me. Ho ricevuto la cartolina precetto il g. 30 giugno 1964, mentre stavo facendo gli ultimi esami presso l'Istituto Superiore di Tecnologia Industriale Meccanica di Milano, facoltà che stavo per terminare. Mancavano ancora tre esami ed invece dovevo andare in una caserma di Aosta con un nome piuttosto faticoso da pronunciare: caserma S.M.A. CHIARLE. Avrei dovuto presentarmi il giorno 07 luglio 1964 e nei giorni successivi sostenere questi ultimi esami. Non volevo certo spostare questo impegno al termine del servizio militare e perdere un anno accademico, perciò partii ostinato a chiedere una cosa impossibile: una settimana di permesso. Sono arrivato ad Aosta alle 10 del mattino del giorno 07 luglio '64, domenica, dimenticando completamente che otto mesi prima avevo fatto le selezioni a Torino per essere ammesso alla scuola per allievi ufficiali di complemento, senza conoscerne l'esito. Durante il viaggio, pur vedendo l'acronimo A.U.C. davanti al mio nome ed S.M.A. davanti al nome della caserma, non mi sono chiesto cosa significassero quelle sigle perché ossessionato dagli esami da sostenere. Giunto davanti alla caserma "CHIARLE" ho chiesto al militare nella garitta informazioni circa il luogo dove andare per essere accolto, ricevendone un silenzio assoluto, che io ho interpretato come segno di maleducazione. D' altra parte ero ancora un borghese e non conoscevo i riti e le usanze militari. Sono entrato in una stanza dove c'erano cinque militari con tuta mimetica, con baionetta e casco nel cinturone. L'atteggiamento era tipico dei vecchi guerrieri sopravvissuti a chissà quali avventure ed alla vista di una giovane recluta si sono fatti ancora più baldanzosi. Mi rivolgo al più vicino dicendo: Ho ricevuto la cartolina militare e dovrei presentarmi oggi 7 luglio......, stavo per continuare la frase, quando mi interrrompe bruscamente dicendomi: tu " DEVI " presentarti oggi 7 , vediamo questa cartolina, strappandomela dalla mano Si rivolge ad un suo commilitone chiedendogli: “Ti risulta nell'elenco che deve entrare Luigi Paini per oggi?” Alla Risposta affermativa, mi impone un ordine perentorio: “Segui quell'alpino che ti accompagnerà al magazzino per ritirare il tuo corredo militare”, volgendomi subito le spalle. Con questa accoglienza diventava difficile chiedere ed avere il coraggio di pretendere un permesso di una settimana! Ma ero determinato a non perdere un altro anno. Educatamente mi rivolgo ancora allo stesso militare dicendogli: “Veramente io sono venuto per chiedere una settimana di permesso per sostenere gli ultimi esami”. Sentendo queste parole si blocca all'istante, guarda gli altri e dopo pochi interminabili secondi scoppiano a ridere di un riso carico di sarcasmo. Si rigira verso me e dice: “Tu da dove vieni? Pensi di essere entrato in un grand hotel di Courmayeur dove si può entrare ed uscire a piacimento? Questa è una caserma e per di più una scuola militare per allievi ufficiali da dove potrai uscire forse tra due o tre mesi con tutte le punizioni che prenderai e solo per due ore per andare in centro città!!! Vai segui quell'alpino e non farci perdere altro tempo”. A questo punto per niente intimorito gli rispondo con voce alta e decisa che voglio parlare con un responsabile in grado di decidere su questo problema. A seguito di queste parole il prode guerriero, con mia sorpresa si sgonfia, abbandona la fiera baldanza e dice: “A beh se è così!?” Ed io rincaro la dose dicendo : “Certo che è così”. A questo punto dice ad un altro vicino al giradischi di chiamare l'ufficiale di picchetto interrompendo finalmente la musica. Mi invita a sedermi con modi più urbani su una panca ed annunciano all'altoparlante:" L'ufficiale di picchetto al corpo di guardia". Durante l'attesa quindi realizzo che sono in una scuola militare per allievi ufficiali(A.U.C.) con mia massima soddisfazione. Dopo circa 15 minuti entra un militare con passo deciso, cappello alpino, scarponi neri a mezza gamba, vestito in modo elegante, pistola al cinturone , dotato di una figura snella alto circa 185 cm. , viso cotto dal sole ed una buffa striscia azzurra posta a tracollo ed in fondo uno strano pennacchio che oscillava ad ogni piccolo movimento, rendendolo un po' ridicolo e togliendogli molto della sua naturale eleganza militare. Nel vederlo ho trattenuto a stento un mio sorriso e la mia sorpresa; mi abituerò col tempo a questa strana striscia col pennacchio. Questo ufficiale era molto somigliante all'attore americano Clint Eastwood e quando ho visto il suo primo film " Dove osano le aquile " ho pensato fosse lui, il ten. Cernoia Appena entrato al corpo di guardia ha rimproverato tutti perché continuavano a chiamarlo. Chiese subito quale fosse la ragione di tanta urgenza, al che gli dissero che c'era un allievo nuovo con un problema che non potevano risolvere loro, indicandomi col braccio. Mi sono alzato ed esponendo le mie necessità chiedo una settimana di permesso . La reazione fu simile a quella precedente e mettendosi le mani sui fianchi disse: allievo questa è una scuola militare, dove le punizioni sono più numerose delle mosche in una stalla e prima che possa avere un permesso passeranno mesi e lei ha il coraggio di chiedere una settimana prima ancora di entrare?! Avanti vada al magazzino a ritirare il suo corredo militare !!! Per niente intimorito chiedo di poter parlare con un responsabile che possa decidere su questa richiesta, in modo altrettanto perentorio. Anche con lui ottengo lo stesso risultato, si blocca, distende le braccia lungo i fianchi in segno di resa, ed aggiunge con voce dimessa: aspetti un'ora ed arriverà il capitano del suo corso e chiederà a lui questo permesso. Intanto la musica fatta di sole canzoni alpine continuava a tormentarmi le orecchie, mentre i militari rimasti mi ignoravano del tutto considerandomi un fastidioso " tafano ". Puntuale alle 11 arriva un militare con abito più elegante (saprò poi essere la diagonale), che viene raggiunto dal militare con la striscia azzurra, lo saluta e si mette sull'attenti, al che capisco che il nuovo arrivato è più importante dell'uomo con la striscia azzurra. Il nuovo arrivato portava occhiali neri che rendevano impossibile vederne gli occhi ed aveva un viso che non tradiva nessuna emozione. I due vengono verso la sala dove mi trovavo, io mi alzo, vado verso loro e mi viene spontaneo presentarmi dandogli la mano, come si è soliti nel mondo civile. Questa mia sortita lo ha messo in difficoltà perché non si aspettava tale gesto e dopo aver esposto la mia richiesta mi disse con molta signorilità: allievo chiede cose vicino all'impossibile, perciò dovrà aspettare il rientro del colonnello comandante della scuola per avere una risposta. Io lo ringrazio dandogli di nuovo la mano, suscitando risolini da parte dei componenti il picchetto. Alle 12 noto un grande fermento, tutti corrono verso la porta carraia, si schierano col fucile e l'elmetto in testa, annunciando l'arrivo di una persona importante. Infatti entra un'auto militare con autista ed a fianco una persona anziana che faceva pensare al colonnello atteso . Subito il capitano con gli occhiali neri(in futuro verrà battezzato "il tenebra") si avvicina, lo saluta e gli spiega che al corpo di guardia c'è un problema. Insieme si avvicinano e vedo che il colonnello( Cignitti detto “il cigno”) scuote la testa negativamente lasciando presagire niente di buono. A quel punto mi rendo conto di essere arrivato in cima alla piramide gerarchica, ma che non avevo ancora ottenuto niente. Decido di giocare le ultime risorse e come ho fatto col capitano(Manfredi Luigi), mi alzo di scatto vado verso a loro con decisione dando la mano al colonnello. Quest'ultimo rimane sorpreso e risponde al saluto dandomi la sua, dimostrando un certo imbarazzo. A questo punto mi rendevo conto che non potevo chiedere anche a lui quello che avevo chiesto a quelli che lo hanno preceduto perché supponevo che dopo lui non ci fosse più nessuno. Dopo i primi attimi di imbarazzo, mi aspettavo che mi apostrofasse in modo deciso e mi ordinasse di andare a ritirare il mio corredo militare, invece mi disse:”Allievo, mi segua nel mio ufficio”. Il colonnello inizia una ripida rampa di scale che sembrava non finire mai. Entra in un ufficio ampio quanto mezzo campo da tennis, al centro una scrivania enorme. Io mi metto davanti a gambe leggermente divaricate e le braccia dietro la schiena, mentre il colonnello raggiunge la sua sedia. Si siede tenendo gli occhi bassi e sistema una pila di schede alto circa 40 cm. Alza lo sguardo come se dovesse prendere la mira e vedendomi in quella posizione spalanca gli occhi e con tono di rimprovero dice: “Ma che modo è questo di fare il riposo militare"!!?? Preso alla sprovvista da una domanda per me tanto strana quanto bizzarra, inizio a pronunciare mezze parole balbettando imbarazzatissimo, poi con non poco sforzo dico: “Mi scusi, questa è una posizione per me abituale che assumo quando mi trovo davanti ad una giuria”, pur sapendo che nell'ambiente militare la posizione del riposo sia diversa. Al che il colonnello aggiunge: “Ma a che tipo di giuria si sottopone?” Ed io rispondo che faccio ginnastica artistica da quindici anni e questa mia posizione è diventata abituale. La cosa lo incuriosisce e si dilunga nel chiedermi altre informazioni su questo sport. Cerca la mia scheda nella pila di fronte senza trovarla, poi la sua attenzione si rivolge ad un piccolo gruppo di circa cinque o sei schede che sono alla destra della scrivania e tra queste toglie la mia. La cosa mi sorprende e cerco di leggere e memorizzare i nomi scritti sulle schede prima della mia. Poi legge le note scritte, facendo riferimento al fatto che io ho passato due mesi di stage in Scozia, presso una società americana. A quel punto, dopo aver esaurito altre domande, lascia cadere la mia scheda sulla scrivania, rapidamente si alza in piedi, percorre tre giri attorno la scrivania passandomi dietro la schiena, si siede di nuovo ed urla: "Piantone". Dopo due secondi entra un alpino sbattendo i piedi come se dovesse sfondare il pavimento, mettendosi sull'attenti e dicendo "comandi" Per qualche ora mi sono chiesto se "Piantone!" fosse il cognome o la funzione, ma lo saprò col tempo. Con mia sorpresa gli ordina : “PORTAMI UN PERMESSO PERSONALE”. Dopo 30 secondi ritorna, il colonnello compila il modulo, lo firma e me lo porge. Inutile dire la mia soddisfazione, a mia volta allungo il braccio nell'atto di prenderlo, ma in quell'istante ritira il suo dicendo: “Allievo, se tra una settimana( 14 luglio) non sarà di ritorno, la farò ricercare dalla polizia e si pentirà di essere nato! Con molta diplomazia gli faccio notare che se avessi avuto l'intenzione di disertare me ne sarei andato senza chiedere il permesso. Queste parole lo hanno tranquillizzato e con un sorriso l'ho salutato dandogli ancora la mano, dopo avermi finalmente dato il permesso Con quest'ultimo ben stretto tra le mani scendo rapidamente le scale ed entro nella sala del picchetto. Ritrovo i cinque militari e l'ufficiale con la striscia azzurra, probabilmente convinto che non sarei riuscito ad ottenere niente. Gli porgo il permesso dicendogli: “Ecco il permesso, ci vediamo tra una settimana”, senza tradire trionfalismi, da autentico inglese con molto " fair play ". Finito di leggere, vedo che la mascella inferiore gli cade letteralmente e mi chiede: “Ma cosa gli ha detto per convincerlo a darle il permesso di una settimana prima ancora di iniziare il corso??!!”. Ed io di seguito rispondo: “Quello che ho chiesto a lei, ma si vede che lui ha il potere di farlo”. E lui di rimando aggiunge: “Boia faust, da un mese gli chiedo un permesso di due giorni e non me lo concede”. Io rispondo : “Provi con altre parole o motivazioni”. Rapidamente vado verso l'uscita e parto soddisfatto. Durante le lezioni sul codice militare saprò nei mesi successivi che un permesso di una settimana può essere firmato solo da un colonnello, come mi ha confermato 45 anni dopo il cap. Manfredi oggi generale a 4 stelle durante un raduno alpino. Nel descrivere questo episodio mi risulta molto difficile descrivere le espressioni del viso la gestualità e l'imbarazzo delle persone che ho incontrato allo scopo di ottenere questo permesso e la mia goffaggine nel venire a contatto da civile con il mondo militare a me sconosciuto. I nomi che ho memorizzato nel gruppo di schede sulla destra della scrivania erano : Ponti Sgargi, Poloni, Grossi, che ritroverò tutti a San Candido da sottotenente. Dopo aver sostenuto gli esami positivamente sono ritornato ad Aosta e sono rimasto con gli abiti civili per due settimane perché il magazzino era già tornato a Torino, come mi ha spiegato durante un raduno il ten Angella. Come avrete notato durante l'attesa al corpo di guardia, ho dovuto sorbirmi due ore di musiche alpine a tutto volume che io da vero emiliano di Parma, avrei dovuto apprezzare. Ma così non fu, la musica mi disturba e mi distoglie dalle mie riflessioni mentali. Siccome probabilmente dovevo essere punito per questo, per la legge del " contrappasso " sono stato castigato in quanto alpino ed emiliano degenere. Mio figlio ama la musica e suona il " saxsofono ed il contrabbasso in un noto gruppo di Varese dove ora abito, lui ne approfitta, gira il coltello nella piaga, dicendo che sono stato colpito dalla legge del " contrabbasso". luigi paini
Ultimo aggiornamento Lunedì 27 Febbraio 2017 20:59