LA BALLATA DEL PLOTONE FANTASMA
Scritto da Renato Ferrais   
Lunedì 27 Febbraio 2017 14:17

“Quelli”  di malga Sorgazza…

Invano scrisse un giorno
Monelli del Val Cìa:
“Riposino sui monti
in pace, e così sia”. 
                                                                                                        
“Riposino sui monti…”:
a noi non fu concesso.
Né pace né requiescat, 
lo raccontiamo adesso.
Sepolti quattro volte
disseppelliti tre,
di poi che siam caduti 
agli ordini del Re

per colpo di fucile
o pur d’artiglieria.
E a molti la valanga
la vita portò via.

Tenenti di vent’anni,
soldati attorno ai  trenta,
ci posero a dormire 
i veci del Val Brenta.     

Ci posero a dormire
nel prato a piè del monte,
a bordo della strada
diretta verso il fronte.

Sepolti quattro volte 
disseppelliti tre,
caduti nel Trentino
agli ordini del Re.

Del Feltre, del Val Brenta
e bocia del Pavione:
il ciel di Valsugana
fu l’ultima visione.

Alpini, e fanteria,
e un schutze tirolese
volato in Cima d’Asta
di guerra al primo mese

che un caporal del Feltre
-nemico d’un momento-
portò fino a Sorgazza
per il seppellimento.

Sepolti quattro volte
disseppelliti tre,
caduti là sui monti
agli ordini del Re.

E i monti di Venezia 
Toscana e Lombardia, 
Campania e duro Abruzzo
chiamammo “casa mia”.

Se  por le scarpe al sole
non fu gran bell’affare, 
nemmeno dopo morti
ci fu da riposare.

Ché tosto ci ordinò
d’uscir da sottoterra
il competente ufficio
pei morti della guerra.

Sepolti quattro volte
disseppelliti tre,
alpini, fanti e schutze
agli ordini d’un Re.

In meno di tre lustri
-affar da giardinieri-
ci misero a dimora
in quattro cimiteri: 

Sorgazza, Pieve, Borgo,
alfin giungemmo a Trento
plotone di raminghi,
di foglie in mezzo al vento.

E come soprassoldo
-non s’ è capito come-
un pugno d’imboscati
ci tolse pure il nome.

Sepolti quattro volte,
disseppelliti tre,
lasciammo i fidi tetti
per ordine del Re.

Finì che nel Sacrario
-fu l’ultima stazione-
a molti furon dati
casati d’invenzione.

Su loculi e registri
per più di qualcheduno
apposero dei nomi
da figli di nessuno.

Perfin su l’Albo d’Oro,
gran libro dei Caduti,
sta scritto che perimmo
in luoghi sconosciuti.

E a quei di casa nostra,
errore sopra errore,
non seppero indicare
le tombe, per un fiore.

Sepolti quattro volte,
disseppelliti tre,
in linea in Paradiso
e senza l’arma al piè.

Passaron le stagioni
e in molti rivolgemmo
domande al Padreterno:
su dì, noi chi saremmo?

Ma un vecio ai suoi eredi
dié in dote vecchi scatti 
del “nostro” cimitero,
coi nostri nomi esatti

che ora son scolpiti
nel restaurato sito
del prato a piè del monte
su ‘n masso di granito.

Ed altre vecchie carte,
scovate negli archivi,
raccontano la storia
di quando fummo vivi.

Passati molti anni,
or siam tornati: Noi!
plotone di Sorgazza.
Ricordaci se vuoi.

......
Ma dopo ormai cent’anni
c’è ancora una questione:
i guasti nel Sacrario
a causa infiltrazione.

Promise Onorcaduti
un prossimo intervento
inteso a eliminare
cotal dannoso evento.

Fidiamo non si tratti 
di un tanto per parlare,
di un’altra come tante
promesse… marinare.

Sepolti quattro volte
disseppelliti tre,
di poi che siam caduti
agli ordini del Re.

      
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Ultimo aggiornamento Sabato 04 Marzo 2017 21:05